La Frittatina
di Marcello Gori (2001, Dv, 10')


Abbiamo visto per due volte di seguito questo video al Festival del Cinema Trash di Torino, e ne siamo rimasti molto colpiti, per la sua intelligenza e per la sua catartica irriverenza.
Come già scritto nel reportage del festival, La Frittatina pone sotto una luce diversa tutta l'opera precedente di Gori, che ha esordito negli anni'90 con L'Emulo, Direttive dall'alto, ed altri titoli. Al tempo non riuscivo ad avere un opinione entusiastica su queste opere: per quanto incalzanti, mi sembravano fin troppo leggere nel loro attingere continuo all'immaginario cartoon-nipponico. Non riuscivo ad attribuirgli particolari meriti, salvo quello di cullare il ventenne frustrato tra le immagini dei suoi ricordi. Tuttavia, chi la dura la vince, e chi insiste su un dato argomento con fare curioso e dissacrante, un giorno avrà per forza da presentarne un'interpretazione illuminante, o per lo meno ricca d'interessanti intuizioni.
Il sentimento con il quale si è confrontato Gori, è il disagio che prova l'uomo adulto nel rapportarsi al suo mondo mitico infantile. L'incapacità di ricostruire e rivivere certi momenti magici, avventurosi, ma anche il desiderio nevrotico di ristabilire ad ogni costo un legame con il bambino che ancora ci chiama da dentro.
Il metodo prescelto per questa regressione è il Video: mettere in scena le vicende del passato, sfruttando la telecamera e lo schermo come tramiti per reintegrare nella coscienza le emozioni perdute, ricostituendo così l'unità del proprio essere. Ne La Frittatina, gli attori recitano come fossero bambini, anche se sono palesemente adulti. Le attività dei personaggi, dal gioco dei tappi a quello del dottore al "chi ce l'ha più lungo", sono così decontestualizzate, e forse per questo traspare la loro essenza. Questa essenza, risulta inequivocabilmente presente nell'attività dell'adulto: i giochi non sono mai finiti, solo hanno cambiato regole e obiettivi.
Un suggerimento lampante ce lo dà lo stesso autore, che durante il gioco del dottore presenta di commento il sonoro di un film porno velocizzato. Sesso come regressione all'infanzia, come ricerca di un connubio ideale ma non diretto, bensì mediato necessariamente dalla telecamera.
Una sequenza finale, dove per ogni personaggio si legge scritto che cosa avrebbe voluto fare da grande (ad esempio: l'astronauta…), conferma la riverenza nei confronti dei propri sogni infantili, con i quali l'artista necessita di venire a patti. La presenza di una voce narrante, quasi una telecronaca, dà conferma invece del desiderio di vivere il tutto come un grande gioco.
La scelta di Marcello Gori, è per l'emozione, per quella magia che probabilmente nemmeno il riuscire a fare realmente l'astronauta avrebbe potuto assicurargli. Può invece assicurargliela l'arte, e speriamo continuerà a farlo sempre meglio nei suoi film. In effetti le tematiche delle prime opere, nelle quali l'autore era per così dire immerso, sono diventante oggetto d'indagine, e questo è senz'altro indice di maturità.
Ecco che Astronauta diviene, invece che viaggiatore dello spazio, un viaggiatore delle immagini, un "icononauta". Dove andrà a parare d'ora in poi, il cinema di Marcello Gori?


Lorenzo Pecchioni

torna all'intro

>scrivici