
In un mondo che
La vita è un trenodi Daniele Carré (Utopia video 1999; 4' e 1')
Daniele Carrer è un giovane autore video di Conegliano, che recentemente ha fondato la sua casa di produzione: Utopia -Nuovi Artisti Futuri. Conta diverse partecipazioni a festival, ed alcune proiezioni televisive. Qui presentiamo due dei suoi lavori, simili fra loro, tanto che potrebbero essere considerati diversi paragrafi di uno stesso diario, e di uno stesso malessere. Sì perché In un mondo che e La vita è un treno appaiono subito come sublimazioni di un forte sentimento di alienazione; una voce in sottofondo narra di questo malessere, mentre si susseguono immagini volutamente scarne (come quella dell'angolo del soffitto), testimonianti un vuoto esistenziale, accordate tra loro da un ottimo montaggio; proprio il montaggio sembra essere l'unico complesso sbizzarrito, brulicante, pulsante, vitale, imprigionato nell'oggetto speculativo del video, cioè la stasi dell'alienazione. Esiste quindi un rapporto schizofrenico tra i contenuti e la forma. Dunque, a mio avviso è proprio l'energetica del montaggio, a testimoniare l'istinto della materia di interagire con essa stessa, cioè, rappresenta l'anima in subbuglio nei momenti in cui, per varie ragioni o per scelta, non interagiamo col mondo e ci chiudiamo in noi stessi.Io credo che l'autore sia perfettamente cosciente, che trattare con ossessione l'argomento dell'alienazione, che forgiare due opere così allarmanti nella loro consecutività, possa determinare la presa di distanza da parte di diversi spettatori; perché è facile conchiudere il cerchio e archiviare i lavori con frasi come "il ragazzo è depresso", o "è la solita roba adolescenziale" o "è già visto e rivisto", o "lo spettatore può solo stoppare" o "è assolutamente fine a se stesso". Dunque, immagino che Daniele Carrer abbia in qualche modo voluto portare all'eccesso questo sentimento, inducendolo anche negli spettatori, affinché esso stesso potesse svelare una suo senso nascosto, poiché nella patologia l'uomo può riscoprire le peculiarità del suo essere.
Il mio interesse si rivolge al come questo male esistenziale viene prima favorito, poi intuito in comunione ontologica con alcune immagini e poi formattato, distillato, espresso e fermato tramite un uso particolare delle dissolvenze, dei cut-up, del montaggio in generale.
Dunque, almeno nel primo di questi due video, io riscontro un uso del montaggio particolarmente significativo. In La vita è un treno questo aspetto viene un po' a meno, a favore di un finale ad effetto, forse un po' troppo semplicistico. Ma sottolineo l'uso che Daniele fa della sua voce narrante, che accarezza lo spettatore, come in uno stato di semicoscienza e invasamento precedente ad un esecuzione o a un suicidio, con un intonazione lasciva e diabolica, quasi solleticata dalla propria tragedia, ma ormai annoiata pure da questo. Finché il demone che si ha dentro lo si sa tenere a guinzaglio, allora potrà condurci ad avamposti stilistici ove la conoscenza può divenire potenza.
Daniele Carrè: dcarre77@yahoo.it
Lorenzo F. Pecchioni