Incontri a Gli Orci
di Video & Archeos

episodi IV - V - VI

Ecco un caso unico nella storia del cinema d’appartamento italiano: la costruzione di un serial che ha come elemento di continuità non dei personaggi, ma una scenografia (ossia la villa “Gli Orci” in Toscana) e che si fondi su delle idee puramente psicologiche, dato che il tema della serie è l’incontro conse stessi. L’orizzonte esoterico dispiegato da tutti gli episodi (ma specialmente da I, II, IV, V) orienta il genere della serie sul thriller metafisico, raggiungendo anche alcuni culmini nella creazione di atmosfere difatto aliene, inquietanti (specialmente I e IV). La coerenza interna degliepisodi non è garantita da logiche causali, ma dalla logica dell’autore,imperscrutabile. Ed è questo che rende la serie così affascinante.
In questi tre nuovi episodi c’è un montaggio più dinamico e un attenzione particolare alle inquadrature, ricercate una ad una. Scompaiono le cornici, gli alberi genealogici (ma solo in parte), l’eredità familiare, per lasciar posto ai rapporti interpersonali: amicizie e relazioni sentimentali.
Nell’episodio IV Costanza Giustini soccorre un amico in difficoltà (Gherardo Vitali Rosati), aprendo un canale di comunicazione tra lui e la sua ragazza. Per farlo gli mostra un gioco in cui si combinano sorsi d’acqua e i numeri di un telefono cellulare. Ma lui sta comunicando davvero con la sua ragazza? O sente la vocina di un fantasma? E’ sempre questa percezione di un mondo spettrale, che è tipica delle migliori scene della serie. Soprattutto perché i fantasmi che si affacciano all’improvviso non hanno mai vera forma o identità. Emerge lapercezione di un mondo soprannaturale nascosto tra le pieghe del nostro. Le azioni dei personaggi, attraverso rituali bizzarri, aprono delle porte tra queste due dimensioni. L’incontro desta sempre una profonda inquietudine, o un chiaro scivolone nella follia. L’episodio IV contiene un’ansia da abbandono che riceve come risposta freddezza dura e incomprensione. Il protagonista è davvero disperato, non ci sono dubbi. Costanza Giustini sembra volerlo aiutare, ma cosa gli fa sentire, attraverso il rito dei bicchieri? Di chi è quella voce? Da dove proviene?
L’episodio V è il più debole, secondo me. O forse meritava più approfondimento. Il soggetto è interessante: un rituale, scoperto per caso sempre da Costanza Giustini, permetterebbe l’attivazione della casa, concepita come una macchina psichica che ha bisogno del coinvolgimento degli abitanti. In qualche modo riesce a convincere i suoi amici a tentare, e una strada luminescente si apre nelle videocamere a circuito chiuso che riprendono il bosco. Ma qualcosa non vacome previsto. La debolezza consiste un po’ nella mancanza di tensione linguistica. Ogni tanto irrompe il talento visionario di Pecchioni, ma molte scene con gli attori sembrano essere state fatte troppo di fretta.
L’episodio VI (il Corto degli insonni) è il più godibile, secondo me. Due ragazzi che soffrono d’insonnia si ritrovano a bombardarsi di tisane e a cercare il modo per riuscire a dormire. Uno dei due (Lorenzo Pecchioni) convince l’altro (Alex de Luigi) a ricostruire la scena di un suo sogno ricorrente, per riuscire a liberarsene. Il sogno in realtà è un incubo piuttosto banale: un ladro che entra in casa nottetempo. Poco convinti, i due tentano l’esperimento tra uno sbadiglio e l’altro.
L’insonnia è uno splendido tema, e qui viene trattato conparticolare dolcezza e ironia. Nello stesso tempo è l’unico episodio in cui non aleggiano entità metafisiche invisibili, mentre invece “l’estraneo” è incarnato in una figura addirittura prosaica (il ladro). Insomma, in questo episodio c’è, come dire, una assonnata discesa sul piano della realtà, quella che si tocca, e questo conservando l'ambiguità del tutto.
Un’altra cosa che notiamo, e che unisce tutti gli episodi, è questa: c’è sempre qualcuno che propone un gioco, e c’è sempre una parte scettica che accetta in modo riluttante di parteciparvi. Nei primi tre episodi questi giochi erano degli “scherzi”, in questi nuovi si avvicinano di più al rituale magico sperimentale, un’alchimia tipica di Pecchioni, che sposa elementi tecnologici (cellulari, videocamere) con altri naturali e tipici (l’acqua). L’esemplificazione migliore resta il primo episodio, il più profondo della serie, di recente rimasterizzato.
L’idea di fare degli Orci un serial che continui coinvolgendo altre personalità artistiche completamente differenti è affascinante e spero che qualcuno vi aderisca. E’ una modalità operativa nuova, anche se Pecchioni ha sempre cercato coinvolgimenti esterni. Lo sforzo di Pecchioni consiste nel cercare di rappresentare visivamente qualcosa che di per sé sfugge ad ogni rappresentazione. Entrare nei suoi video vuol dire prendere parte a questaricerca, che a tratti è davvero snervante e suicida. Ma questa è una caratteristica di ogni ricerca che davvero si rispetti, e l’invito agli autori oagli scrittori che leggono queste pagine è quello di farsi avanti.
Ultima nota sulla colonna sonora, che è di tutto rispetto (la maggior parte delle musichesono di Francesco Monaci, con interventi di Alessandra Celletti e EmilianoGarofoli)

Giovanni Polesello VPZ


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