Improvvisazioni di un asrtista fallito
di Daniele Carrer (Dv, 18', 2001)



"Sogno di andarmene a letto sapendo che le parole che ho detto mi permettono di essere pensato anche quando sto dormendo. Vivo nell'ossessione di calibrarmi fino all'ultima virgola, per cercare che la gente non si dimentichi di me alla prima occasione di caos. Rincorro l'alone di decadenza che hanno quelli che camminano con il colletto girato. Costruendomi un contesto in grado di dare genialità, risposte e stile. Ti credi una persona felice? No".
Daniele Carré ha scelto la strada del video diario per dire delle cose che, a quanto pare, lo riguardano da vicino. E' una scelta anomala e coraggiosa. I videomakers italiani generalmente si nascondono molto. L'impressione forte di trovarsi di fronte ad un tema scolasticamente ben svolto per me è sempre piuttosto sgradevole, tant'è che preferisco i video brutti, ma con un barlume di vita dentro, piuttosto che le composizioni ben fatte, ma fredde, che non riportano all'autore. Carré non si sublima in una narrazione, non cerca di rappresentare le sue paranoie attraverso una simbolizzazione, non tenta di affidare la sua voce a qualche attore improvvisato. Semplicemente si fa una vacanza, gira delle inquadrature e poi ci parla sopra. Utilizza inoltre scritte a tonnellate, fisse o scorrevoli. In realtà c'è molto silenzio, in questo video, poiché non c'è mai traccia di musica. La colonna sonora è quella originale: i rumori della strada, il traffico, le voci della gente. Tra testo (parlato o scritto) e immagini il rapporto può esserci come non esserci. A Carré, curiosamente, la cosa sembra non importare molto. Potrei inferire che per Carré il rapporto è quasi simbiotico, perché quelle immagini sono sue, così come suo è il testo. In realtà è il testo a scaldare le immagini e a renderle vive, perché il taglio dell'inquadratura e la distanza dai soggetti ripresi è sempre piuttosto raggelante, documentaristica. Con l'eccezione di un primo piano di una ragazza che legge una lettera. Si tratta proprio di una bella ripresa, la ragazza ride con gli occhi. E' qualcosa di vicino ad una buona fiction, ma è l'unica volta, almeno in questo video.
Le parole di carré scorrono a fiumi. Carré non ignora come si compone un testo, come del resto non ignora come si compone una buona inquadratura. Forse, a tratti, nel primo caso (testo) possiamo riscontrare delle ridondanze, nel secondo (inquadratura) qualche compiacimento formale. Ad ogni modo, dato che generalmente gli autori qui recensiti si sono fatti da soli, tanto di cappello.
Carré in effetti si è fatto da solo e si fa anche da solo. In tutto il video la sensazione di solitudine è opprimente, e il narcisismo svelato dalla continua autoreferenzialità non fa che appesantirla. Carré parla solo di sé stesso e delle sue frustrazioni: "…Grazie all'esasperata ricerca della diversità sono giunto alla peggiore delle monotonie. Non riuscirei mai a parlare di me senza avere l'impressione di annoiare chi mi sta ascoltando…". I contenuti però è difficile metterli in discussione, perché rappresentano una valida presa di posizione contro determinati autoinganni, determinati "sogni ad occhi aperti", disperatamente infantili e continuamente disillusi: "Avrei voluto far parte della famiglia Robinson. Avrei voluto una cazzo di BMW stile Kelly Taylor e avrei voluto una Pamela Anderson a consolarmi in tutti i momenti difficili. Sono sicuro che se queste cose fossero successe adesso non sarei qui a parlare. Vorrei cancellare tutto quello che ha a che fare con l'essere alternativi, perché rimpiango ogni simbolo della convenzionalità e che la mia vita non si sia intersecata con nessuno di questi".
Carré parla appunto della disillusione e dell'autoinganno di chi ha cercato di costruirsi attorno un aura di artista, senza magari aver mai avuto la forza di crederci fino in fondo. E' un tema forse adolescenziale, ma a tratti Carré lo affronta con una tale rabbia da farci pensare che l'artista non sia affatto fallito, ma che attenda solo, pazientemente, il suo turno. "Sbaglia chi crede a quelli che sorridono sempre, perché la vita è brutta. E se sorridono loro qualcun altro piange".
Questa frase mi sento di sottoscriverla, di ammirarla, e penso che sia una di quelle che fanno la poesia di questo video.

contatti: dcarre77@yahoo.it


Giovanni Polesello

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