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Il Signore dei Conigli
di Lauro Crociani (Dv, 2002, 8')
Il Signore dei Conigli di Lauro Crociani (2002, 5') I ragazzi sono molto occupati con lo studio, e lasciano il loro coniglio, Sniffy, in custodia al padre (Lauro Corciani). Costui introduce l'animale in un blob dal tipico stile crocianiano, ricco di slogan e spunti catartici, come se ne sono già visti nelle Comunicazioni urgentissime ed in altri stacchetti realizzati dall'autore per le sue trasmissioni.
Stavolta però la visione risulta più autoironica e sdrammatizzante, forse per la presenza del coniglio in ogni siparietto, e per la fattezza delle scenografie: un teatrino di cartone mai proporzionato alla statura del personaggio.
Da qui, Crociani ridicolizza gli stereotipi della cultura massificata. Una gag dopo l'altra, sfotte i fanatici delle automobili, dei cellulari, delle pay-tv, ed in particolare i videomaker che aspettano come iene il primo incidente da riprendere.
In una gag, l'automobile del padre è simulata da uno scatolone nel quale Crociani infila a malapena la sua testa e quella del coniglio; in un'altra, la telecamera del personaggio è invece un piccolo modellino che s'impugna con due dita. Siamo evidentemente al limite della provocazione, e l'obbiettivo sembra essere la dissacrazione dell'estetica media del videomaker.
Per quanto il mio giudizio sia di parte, io trovo rassicurante che esistano ancora autori capaci di produrre un film come questo, e spedirlo orgogliosamente ai festival, nonostante la fattezza estremamente naif-casalinga, e la semplicità dei contenuti. Crociani spiega questa sua attitudine come desiderio di regressione: a volte gli sembra di "toccare la soglia dei nove anni". Questa tendenza l'abbiamo riscontrata, seppur gestita in modi diversi, anche in altri autori ed in altre opere (vedi in questo aggiornamento La Frittatina di Marcello Gori).
Dopo un dialogo tra i due figli, che introduce lo spettatore alle circostanze, si prosegue con l'inquadratura di una porta nella quale entra, a rallenty, Lauro assieme al suo Coniglio. Questa stessa inquadratura si rivedrà sul finale, quando Lauro ne uscirà. Cosa avviene nel mezzo? Cosa avviene dietro la porta? Che cosa rappresenta questo "antro"?
Tutte le visioni che si articolano dentro la stanza, hanno uno sfondo bidimensionale. Quella stanza, non è un luogo reale. Varcata la soglia, l'autore penetra in una dimensione intima, una sorta di nicchia materna dove, al sicuro da tutto e da tutti, rimugina la sua opinione sul mondo. Forse, si compatisce. Comunque, regredisce ad azioni ed emozioni infantili.
Lauro visita una sorta di "tempio interiore" e, investito da un senso di purezza e una pulsione d'autodeterminazione, trova la forza per il riscatto. A suo modo, è un mistico. Le sue visioni sono visioni trash, anziché astratte, o minimali, come aveva cercato di realizzarle sul finale de La Scatola del Pane. In effetti, non è la prima volta che Lauro visita questo "tempio", anzi, si può dire che ogni suo film ne è un prodotto.
E non importa nemmeno se in Lauro questa ricerca spirituale prende le pieghe di un attivismo sociale: bisogna saper vedere la luce che vi è sotto. Trattare certi temi, continuare a confrontarsi, è per Lauro il modo di manifestare la sua energia, promulgare la sua "fede": della sua produzione, è questa che importa anzitutto.
Forse è ad essa che ci vuole condurre.
La figura del coniglio ci suggerisce il desiderio, da parte dell'autore, di portare con se lo spettatore in questo viaggio, di condividerlo appassionatamente con qualcuno. Ma c'è qualcosa di tragico, in questa presenza curiosa. Forse Lauro lancia inconsciamente una richiesta d'aiuto, in quanto "autore incompreso", snobbato da critici e direttori di festivals. Quasi come se solo i "conigli" sopportassero ormai le sue uscite artistiche, che devono manifestarsi di nascosto pure dai figli (in effetti il protagonista si chiude nell'antro di sotterfugio).
In effetti, l'idealizzazione dello spettatore (nel coniglio) può tradire una mancanza di fiducia in esso, nella sua presenza positiva esterna all'opera, tanto che bisogna materializzarlo e tenerlo stretto per averlo dalla propria parte. Forse, c'è la paura di non riuscire più a soddisfare il pubblico, perché troppo distante dalla mentalità dell'autore, o perché troppo vittima dei nuovi ritmi mediatici. Indipendentemente dalle interpretazioni che sto dando, è chiaro che l'autore tende ad adagiarsi nel solito personaggio, romantico, incompreso, e patetico. Cadere vittima di questo meccanismo è l'unico pericolo, per il futuro del "signore dei conigli".
In effetti la "fede" di cui parla Crociani nelle sue opere, è qualcosa che, pur dando la forza di resistere, spesso dà anche l'occasione per estraniarsi.
Penso a quanti snobberanno o addirittura detesteranno questo video, considerandolo stupido o banale, ignorando tutto quello che può esserci dietro, e quanto il Video, l'unica cosa che realmente abbiamo in comune noi autori, possa essere il protagonista assoluto dei processi che ho cercato di testimoniare.
contatti: Via dei Castagni 1, 53045 Montepulciano (SI)
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