
Il Realismo nell'arte
di Giampaolo Pieri, Cecilia Muzzi
Uno scrittore in una vecchia casa, presumibilmente di campagna, lotta accanitamente con la tastiera di una macchina da scrivere, alla ricerca di una degna ispirazione per il suo romanzo noir. Il plot narrativo risulta abbastanza sfruttato nella produzione dei corti, ma "Il realismo nell'arte" cerca di sfuggire dall'impiccio del "già visto" con un'espediente di sceneggiatura che nuovo non è, ma che riesce a rendere più godibile la visione. Il nevrotico ticchettio della macchina (da scrivere), la voce fuori campo dello scrittore (con il volto di Gianluca Saccutelli) e dei rumori di fondo che riproducono fedelmente ciò che lo scrittore stesso sta riversando su carta, si fondono in un collage funzionale per creare un climax e una tensione buona dal punto di vista visivo, ma decisamente prevedibile dal punto di vista delle aspettative dello spettatore. Il corto si avvia lentamente alla sua conclusione, fino all'entrata in scena di un maldestro assassino (Andrea Maiolino) che, nell'intento di uccidere l'ignaro scrittore, inciampa su un tappeto con un angolo rialzato che si dimostra il vero protagonista (corporeo) dell'intero lavoro. Già, perché lo stesso Saccutelli-scrittore, all'inizio de "Il realismo nell'arte", inciampa nello stesso punto risultato fatale all'assassino che, cadendo, si è accidentalmente conficcato un coltello nel petto.
Lo scrittore, prima in crisi creativa, ha trovato una degna conclusionealla sua storia e, con una naturalezza da serial killer, trascina il corpo dell'assassino verso uno sgabuzzino dove sono ammassati i cadaveri di altre tre persone presumibilmente morte tutte nella stessa (goffa) maniera, visto che ognuno ha un coltello piantato nello stesso punto. Questo corto è stato realizzato dagli studenti del Centro Audiovisivi "Villa Pozzolini" di Firenze e, tecnicamente, pecca proprio in quel sonoro che doveva essere (invece) il suo punto di forza, essendo completamente narrato in voce fuori campo. La recitazione risulta godibile, con qualche picco negativo nei primi piani, e la nota migliore di tutto il lavoro è sicuramente la fotografia, calda e crepuscolare, molto ben calibrata e studiata per esaltare l'arredamento degli interni, tutti di un legno solenne e, apparentemente, antico. Il titolo del corto ci propone la riflessione su un realismo che conquista l'arte quando l'arte non c'è più, ma è il corto stesso a rivoltare le carte in tavola, perché è proprio lo scrittore protagonista della storia a precedere la realtà, descrivendo suoni e sensazioni che sullo schermo arrivano sempre un secondo dopo, quasi una metafora di un'arte che si riappropria della propria "realtà" anticipando la realtà stessa, fino ad ucciderla (più di una volta) con uno scherzo alla candid camera, dimostrazione più della poca concentrazione del reale che della mala fede dell'arte. Il prodotto non è recente, è stato realizzato nel '98/'99 e, personalmente, non ho visto nuovi lavori di questo gruppo creativo capitanato (indicativamente) da Cecilia Muzzi, ideatrice del soggetto. Dovendo giudicare questo loro lavoro, dico che è un buon inizio, ma che in futuro dovrebbero cercare di dare più personalità alle loro sceneggiature, cercando di equilibrare quello che si vede e quello che si sente in un prodotto audio-visivo, così da mettere tutti d'accordo.