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Massimo Cremagnani

Pittore "analogico" e artista digitale, teorico interessato all'esplorazione dei risvolti etici e anche politici della computer art - e più in generale delle vicende dell'arte nell'epoca della sua "riproducibilità tecnica" - Cremagnani è noto anche come collaboratore delle riviste Computer Graphics and Publishing e Computer Gazette (www.iht.it). La sua riflessione estetica è confluita nella tesi di laurea, in parte consultabile online. Riporto il brano iniziale del suo "manifesto dell'arte digitale" : "Oggigiorno confondiamo l'ispirazione con un libro di ricette; abbiamo reso passiva la stimolazione del media espressivo, lasciando che lo strumento tecnologico sproni il nostro cervello senza accorgerci di essere così manipolati e rinchiusi in una scatola ben più piccola dell'immaginario umano. Una scatola come la televisione, o il computer. Questo ci fa incredibilmente comodo: siamo infatti arrivati alla conclusione che i cliché figurativi (o comunque multimediali) portino ad una comprensione più immediata di un pensiero, quasi alla velocità alla quale la società e la tecnologia ci hanno ormai abituato." Un monito contro quel "feticismo dei mezzi" che spesso investe il nostro modo di rapportarci al computer, facendoci dimenticare la distinzione tra strumenti e scopi. Nei suoi lavori tutto ciò si traduce in prassi, con un tono molto spesso sarcastico e autoironico - si veda la serie dei Santini - sempre con grande sorvegliatezza stilistica.

Alex Raffi

 

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Sottile come sangue

di Giovanni Polesello (Video Kumite 1995, 56')

Tra le opere di Giovanni Polesello, regista piemontese da anni dedito all'autoproduzione, spicca per significato e intensità umana "Sottile come sangue", storia di un anomalo vampiro, ambientata in un claustrofobico conteso cittadino.

Del protagonista, interpretato dallo stesso autore, colpisce la sostanziale passività, evocante quella di un impacciato adolescente, piuttosto che quella di un autorevole non-morto. Costui attraversa la dimensione della fiction con misurata distrattezza, registrando saltuariamente degli appunti; allora la sua voce, diretta allo spettatore da una fonte extradiegetica, è nitida, ma nel rapportarsi agli altri personaggi il vampiro emette solo suoni farneticanti. Tuttavia, gli altri lo comprendono senza eccessivi sforzi. Dunque le vicende (l'incontro con una prostituta, con uno psicopatico, ecc...) scorrono lasciando il vampiro semplice testimone, tanto da rammentare certi meccanismi basilari del neorealismo, portati magari all'eccesso, per i quali il protagonista si rivela un vero e proprio "registratore di eventi", acquisendo così uno statuto spettatoriale. Un'attenzione per il "fenomeno-realtà", è presente in tutta l'opera di Polesello, ed anche in Sottile come il Sangue, di questa stessa realtà è distillata l'impressione allucinatoria, che si rivela nettamente ogni qual volta, nella storia del cinema in generale, si è saputo aprirsi alla constatazione dell'assurdo del quotidiano - primo passo per un esoterismo dell'immagine cine-video.

Dunque il vampiro del Pole risulta metafora profondamente fertile, demone del bisogno veicolato di rappresentarsi ed assistersi, incunearsi nel flusso dell'esistenza e farlo proprio nei termini di una fiction; ma nutrirsi anche di questi fatti, come fino ad esaurimento. Questo meccanismo può essere tipizzato attraverso un certo egocentrismo, un bisogno psicofisico di mettersi in gioco, abbastanza presente nell'opera dell'autore.

Un plauso particolare vanno al finale, veramente impietoso, ambientato in un cinema a luci rosse, ed all'uso efficace e tipicamente "underground" della fotografia.

La recitazione è quasi impeccabile, col rischio di standardizzarsi un po'; certo gli attori sono tutti di ottimo livello, ma la loro trance è piuttosto stereotipata in senso classico. Per quanto questo sia un video di tematiche esistenziali o persino neoromantiche, la recitazione non lascia tempi morti, scongiurando il pericolo di un immagine che sia "solo tempo". Discorso a parte per l'attore protagonista, che farcisce la sua presenza sulla scena di una quantità di segni e gesti fisioniomici a volte piuttosto gratuiti, nonostante il "mistero" possedente l'attore appaia con grande sincerità e sia coscientemente veicolato. Anche il montaggio e la narrazione in generale sono abbastanza nitidi e scorrevoli, come certo ricorda lo stesso autore usufruendo del termine "naif" per identificare le sue storie. Il fatto che il dramma esistenziale non si proietti sulla forma dell'opera distorcendola in modo più o meno sperimentale, cioè questo uso "normale" del mezzo per narrare storie "anormalmente" vissute, lo distingue da certa tradizione neogotica italiana, i cui prodotti basilari erano caratterizzati da flash back, immaginazioni attive, dissidi spazio temporali (si pensi in particolare a Fulci, che in film come La Casa nel Tempo o Voci dal Profondo aveva raggiunto una sorta di delirio). Questo fatto semplice, visti anche gli atti della scena finale e spunti presenti in altri film (vedi recensione a Cara Sorella), avvicina l'autore a circostanze tipicamente "pulp", mentre le atmosfere restano più romantiche. Tale ibridicità è senz'altro ben gestita e favorita.

Polesello fa un cinema davvero lineare e tuttavia è forse il miglior esponente di una fantomatica scena di cinema "underground" italiano. Il suo atteggiamento può rappresentare un ideale punto di contatto tra video amatoriale e certe produzioni anche televisive, favorendo la nascita di nuovi canali di promozione per le opere dilettantistiche.

Giovanni Polesello via indipendenza 52 10046 Poirino (To) grendizerz@libero.it

Lorenzo F. Pecchioni

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