
Claustrophobia, Annihilus, Extraterrestrial
di Deca (1997?)
Nella produzione cinematografica di Deca, queste tre opere si distinguono come scarni ed essenziali videoclip, sorta di commenti visuali alle composizioni sonore dell'artista.
Le musiche, tipicamente anni'80, sono pervase da ritmiche ossessive, dai suoni dei sequencers e dei synth, e non esistono cantati o voci. In Claustrofobia, un uomo sale le scale di un condominio, ripreso da diverse inquadrature, al di la' delle inferriate di un ascensore. A queste sequenze, più volte ripetute, si alternano immagini controluce dell'artista, ed altri quadri estremamente minimali. Anche montaggio e fotografia (quando è rintracciabile) sono in sintonia con i primi anni'80: potrei rammentare i primissimi video di Neon, Diaframma, ma anche di gruppi come Coil o Psychic Tv. Scarse le sincronie tra musica e immagini, accomunati piuttosto da un'angoscia di fondo.
In Annihilus ed Extraterrestrial emerge uno dei moduli espressivi tipici di Deca (penso a Criptocoroner), e cioè lo sfuocato, applicato a immagini di ferite, lame taglienti, nudi femminili.
In queste opere l'inconscio dell'autore si riflette forse in modo più violento e immediato, rispetto che nelle fiction già recensite (vedi). Quelle che ne Le Entrate morte erano soluzioni espressive estreme, e filtravano i momenti di maggior pathos del protagonista (vedi le sfuocature), qui sono la condizione ordinaria delle immagini, la sostanza centrale ed enigmatica dell'opera. Analogamente, mentre nelle fiction la dimensione onirica era accennata come appendice alla realtà dei protagonisti, qui invece siamo gettati nel magma insensato di residui immaginali e sonori. Ed è il reale, rintracciabile in poche immagini nitide, ad essere appendice del sogno.
Le immagini, in particolare quelle sfocatissime di Annihilus, raramente prendono una forma definitiva. L'artista vuole comunicare qualcosa, ma nel farlo, già si ritrae.
E' come se restasse fedele a quel nulla che, come un flusso energetico sottostante, potrebbe emergere realizzando qualsiasi possibilità, ma stenta a farlo. Il possibile, vuole restare tale. Come sorta di anticamere, queste immagini sono prossime al nulla.
Potremmo allora ricercare le tracce di una ricerca oggettiva su questo nulla. Ma piuttosto, si assiste alla ripetizione continua del medesimo trauma, del medesimo disagio, che trascina l'autore da un immagine all'altra, senza curarsi di particolari collegamenti di senso.
Deca, più che ricercare sulla dimensione inconscia, si sostituisce all'inconscio stesso e cerca d'operare una decostruzione insensata, o meglio, una decostruzione il cui senso è depistare il lavoro positivo della coscienza.
E' come se l'autore facesse sua la causa di un inconscio violentemente rimosso, e quindi furioso. Un ambiente psichico dal quale l'anima è dipartita, perché soffocata da misteriosi traumi, che devono essere celati e nascosti dietro filtri video (la sfocatura, che non è tecnicamente un filtro, può essere considerato tale da un pdv concettuale).
Così, questi video sembrano affermare qualcosa, ma senza riuscirci fino infondo. In preda ad un demone furioso ma impotente, si potrebbe dire, giocandoci un po' di fantasia.
Ciò che distingue Deca da tanti autori attuali, è l'assoluta -o quasi- mancanza d'originalità, anzi la ricerca dell'immagine sporca, indistinta, vuota, pornografica nel senso di mai poetica. Immagini evidenti, nel loro negare la possibilità di qualsiasi evidenza. Nelle tre opere non si rintraccia un'idea, una sola, di quelle che tanto spesso gli artisti gettano al mondo per rivendicare la loro presenza geniale, e la loro lotta contro il non-senso. Deca, di questo non-senso, è forse sentinella e protettore.
A conferma, i frammenti sono organizzati con costante impeccabilità formale, con cadenzata ripetitività e assenza d'effetti e transizioni. Quasi come se i contenitori dovessero custodire il nulla e preservarlo al meglio, nel modo più oggettivo possibile.
Le uniche immagini che emergono nitidamente, con il rischio soffertissimo d'essere elette a chissà quale valore metaforico, sono - in Annihilus - quelle di una mano che conta dei soldi. Qualcosa sfugge all'autore, e per un attimo il flusso inconscio emerge in una visione reale.
Ma a mio avviso, è sempre il nulla a celarsi dietro questa metafora: proviamo a intendere i "soldi", come sublimazione di questo nulla, nella sua astensione da una qualsiasi realizzazione. Proviamo a immaginare questo fatto metaforizzato in un'immagine simbolica, dalle fattezze realistiche. In effetti, i soldi sono un simbolo di questo nulla, sono un possibile che resta tale.
Le poche immagini nitide contenute nei video, come i controluce dell'autore, le immagini delle scale e quelle dei soldi, sono in realtà dei pozzi senza fondo, e sono le meno evidenti. Sono come specchi nei quali il nulla si riflette in fattezze reali. E come avesse più specchi posti innanzi a se e l'uno davanti all'altro, sembra potersi riflettere in eterno: di opere come queste, sarebbero potute uscirne tre come trenta, e non cambierebbe niente (anzi, il niente).
Più evidenti sono invece le immagini sfocate qui presenti, proprio perchè metaforizzano, stavolta sfruttando le proprietà del Video, questa non-definitività.
Forse le mie sono interpretazioni non scindibili da componenti soggettive, e ammetto d'aver proiettato molto delle mie esperienze di videoartista su queste opere. Sono convinto che video come quelli di Deca e di altri autori ed autrici si spiegano, oggettivamente, solo con altrettante immagini, e non con le parole, perché si slanciano in una dimensione la cui realtà è esclusivamente immaginale e sonora.
Non credo siano le recensioni ad essere ausiliarie ai video, ne' tantomeno il contrario. La recensione è un viaggio parallelo ma individuale, per il quale un certo genere di opere è particolarmente utile, secondo la sensibilità del recensore. Questi video, lo sono stati per me, nel mio tentativo d'intuire certi meccanismi.
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Lorenzo Pecchioni