
Arrivee de deux train
di Michele marchese
Non è facile esprimere qualcosa di buono nell'arco di un minuto, e tanti autori che si autoimpongono limiti di durata per accedere alle preselezioni dei festival, spesso scadono nella banalità. Ma a volte, nell'arco di poche manciate di secondi, qualcuno riesce ad essere comprensibile senza per questo risultare scontato. Un esempio è questo video che abbiamo deciso di segnalare, come facciamo per tutte le opere che, anche nei modi più disparati, ci indicano una via di ricerca possibile.
Marchese, per parlare ad un pubblico eterogeneo come quello di manifestazioni quali Videominuto o Cinecittà Internet Festival, ripesca dall'immaginario collettivo la storica ripresa dell'Arrivo del treno, firmata Lumiere. Ma lo fa in seno ad una rielaborazione videoartistica di queste immagini, producente sul finale non solo un impressione semplicemente estetica bensì instaurando una circostanza di velata autoriflessione.
In effetti, passato più di un secolo, il mistero del cinema è ancora qualcosa di inevaso, così come lo è l'animo umano stesso. E questo mistero aderisce tutt'oggi alle immagini, colte nella loro ennesima rielaborazione necessariamente legata alle nuove tecnologie, manifestandosi come filtro video, quasi come una muffa animica irriducibile. Si avverte più che mai la necessità demiurgica, da parte dell'autore, di far proprie - rielaborare - restituire queste immagini: strapparle per un attimo alla loro illusione naturalistica e produrre, trasmettendolo, un frammento di lucidità.
Il treno, mentre sta arrivando, viene prima bagnato con un effetto sdoppiamento su cornice rettangolare, che ricorda sensazioni quasi tattili. In seguito, l'arrivo del treno, ripreso frontalmente, viene raddoppiato con una tendina verticale ed un effetto flip horizontal, così che sembra stia arrivando un altro treno anche sul binario di destra, originariamente vuoto. Il pubblico percepisce l'ironia di questa operazione, sulla quale rischioso e forse inopportuno sarebbe avanzare interpretazioni. Basterà dire che, come avviene per ogni circostanza paradossale, l'oggetto dell'indagine viene svelato in una sua latente ambiguità. E l'arrivo del treno, il suo movimento, la mummia di questo movimento, si eleva a simbolo. Questo sentimento, lo ripeto, è avvertito dalla collettività della platea, e ciò fa di Marchese un artista riuscito (per lo meno in questa circostanza), capace di giocare con tradizione e attsualità, con il passato ed il futuro.
Lorenzo Pecchioni