L'Angelo Anestetico

di Deca (1999, 25')
regia, soggetto, musiche di Deca - montaggio Deca e Pier Bortoletto
con Sissi Kia, Alby Cocca, Baron Samedì, Ladybird, Mark Shark


Una ragazza vive un'esistenza singolare, sospesa tra una vita di una banalità schiacciante e improvvise irruzioni di follia. La sua abitazione, perennemente in penombra, si popola improvvisamente di figure minacciose o di cadaveri, che scompaiono nelle inquadrature successive. La ragazza apre la porta e saluta un ospite che non c'è. Si punta una pistola alla tempia e invoca un angelo anestetico. Infine vede se stessa vittima di una violenza carnale. Alla fine cerca chiarimenti con un'amica che scompare quando potrebbe esserci finalmente uno spiraglio di ragionevolezza. L'angelo anestetico arriva, ma non la porta con sé. Accenna invece al suicidio della madre della ragazza che dovrebbe essersi svolto proprio in quella casa. Le ultime inquadrature si aprono su una veduta panoramica stranamente rassicurante.
L'Angelo anestetico riprende, a diversi anni di distanza, i contenuti de Le Entrate Morte, rileggendoli in una chiave completamente diversa. Questa volta è il sogno a turbare Deca, e non il corpo. Deca vorrebbe ricostruire il sogno e le sue apparenti incongruenze, ricorrendo ad un linguaggio di matrice surrealista. Cerca una rarefazione linguistica che funziona attraverso la diluzione estrema degli elementi e il rallentamento del ritmo. Vuole un ampio respiro e accumula incongruenze disorientanti. Il lavoro ha però delle pecche, che vanno evidenziate anche tenendo conto dei limiti oggettivi di questo genere di produzione. Il ricorso alla penombra perenne, per esempio, è affaticante per lo spettatore, perché la penombra in video avvilisce l'immagine, appiattendola. Forse il video aveva bisogno di un approccio visivo più estremo, ma questa è un'opinione personale. Il taglio delle inquadrature sembra voler rinunciare a delle ragionevoli simmetrie, dando l'effetto di essere state un po' tirate via. Per dirla chiaramente con degli esempi: c'è troppa aria sulla testa dei personaggi, la ragazza che si punta la pistola alla tempia è seduta per terra e a seno scoperto, ma viene barbaramente ripresa dall'alto, ecc… Anche qui potrebbe trattarsi di una scelta operata con coscienza da un'artista che non ha tanta voglia di essere accomodante con lo spettatore e che si presenta apertamente come "difficile". Alcune immagini hanno una loro forza interiore e determinate trovate hanno risuonato emotivamente in chi scrive. Ma ho l'impressione che L'Angelo anestetico sia privo dell'inquietante forza motrice che ben si è delineata ne Le Entrate Morte. Se questa forza c'era è stata rivestita da un flou grigiastro e opacizzante che potrebbe ben rappresentare lo straniamento delle esperienze oniriche. L'Angelo anestetico non manca quindi di coerenza interna, anche formale, ma sembra volutamente depotenziato. Una nota di plauso va fatta sicuramente all'attrice Sissy Kia, che nel panorama piuttosto piattino del cinema undergound italiano ha dimostrato di essere disposta a rischiare e di mettersi in gioco.

Giovanni Polesello

contatti: iideca@tin.it
http://communities.msn.it/ATOMDECA

torna all'intro

>scrivici